Riflessioni
San Francesco e il lupo di Gubbio: storia e significato per bambini
Un lupo feroce terrorizza un’intera città. Gli abitanti hanno paura persino di uscire dalle mura. Poi arriva Francesco d’Assisi che, invece di organizzare una caccia all’animale, decide di fare qualcosa di decisamente insolito: andargli incontro e parlargli. È la storia di San Francesco e il lupo di Gubbio, uno degli episodi più famosi legati al santo di […]

Un lupo feroce terrorizza un’intera città. Gli abitanti hanno paura persino di uscire dalle mura. Poi arriva Francesco d’Assisi che, invece di organizzare una caccia all’animale, decide di fare qualcosa di decisamente insolito: andargli incontro e parlargli.
È la storia di San Francesco e il lupo di Gubbio, uno degli episodi più famosi legati al santo di Assisi.
Ma c’è una domanda che spesso viene dimenticata: è successo davvero?
La risposta più corretta è: non possiamo saperlo con certezza.
Il racconto del lupo compare infatti in fonti posteriori alla vita di Francesco ed è diventato celebre soprattutto grazie ai Fioretti di San Francesco. Il Comune di Gubbio lo definisce oggi una leggenda, pur sottolineando quanto profondamente questa storia sia entrata nell’identità della città.
Ed è proprio qui che la storia diventa ancora più interessante.
Prima di tutto: dove siamo?
Gubbio si trova in Umbria, non molto lontano da Assisi, ed è una delle città più strettamente legate alla memoria di Francesco.
Nei testi antichi il suo nome compare anche come Agobbio: per questo, leggendo il testo originale dei Fioretti, incontriamo espressioni come “lupo d’Agobbio”.
Francesco ebbe realmente rapporti con questa zona. Il dubbio storico riguarda invece il celebre faccia a faccia con il lupo così come viene raccontato dalla tradizione.
Che cosa raccontano i Fioretti?
Immaginiamo Gubbio nel Medioevo.
Fuori dalle mura, secondo il racconto, si aggira un lupo enorme e aggressivo. Attacca gli animali e persino gli uomini. La situazione diventa talmente grave che gli abitanti escono dalla città armati.
A un certo punto nessuno vuole più rischiare.
Francesco decide invece di uscire dalle mura e cercare l’animale.
Quando finalmente il lupo compare, corre verso di lui con la bocca aperta. Francesco non fugge.
Gli fa il segno della croce e lo chiama “frate lupo”. Nei Fioretti gli ordina di non fare più del male. Il racconto prosegue descrivendo il lupo che si calma e si mette ai suoi piedi.
Ma Francesco non si limita ad ammansirlo.
Ed è proprio quello che succede dopo a rendere questa storia particolare.
Francesco fa un vero e proprio patto con il lupo
Secondo i Fioretti, Francesco cerca di capire perché il lupo si comporti in quel modo.
La spiegazione è molto semplice: ha fame.
Francesco propone allora un accordo.
Il lupo non dovrà più aggredire uomini e animali. Gli abitanti di Gubbio, in cambio, dovranno nutrirlo e smettere di perseguitarlo.
Il racconto descrive persino una specie di “stretta di mano”: Francesco tende la mano e il lupo vi appoggia sopra una zampa.
Poi i due entrano insieme in città.
Davanti agli abitanti viene confermato il patto. Secondo i Fioretti, da quel momento il lupo avrebbe vissuto pacificamente a Gubbio per altri due anni, entrando persino nelle case per ricevere il cibo dagli abitanti.
È un finale sorprendente: il mostro che nessuno voleva incontrare diventa quasi un cittadino di Gubbio.
Ma il lupo è esistito davvero?
Qui bisogna separare storia e tradizione.
I Fioretti non sono il diario personale di Francesco e non furono scritti mentre il santo era in vita.
La raccolta italiana risale infatti all’ultimo quarto del Trecento e deriva in gran parte dagli Actus beati Francisci et sociorum eius, composti nel XIV secolo. Siamo quindi davanti a una fonte successiva agli avvenimenti narrati.
Questo significa che non possiamo leggere il racconto come se fosse una cronaca giornalistica dell’incontro.
Ma attenzione: non significa neppure che qualcuno abbia semplicemente inventato tutto da zero.
Esistono altre tradizioni francescane che collegano Francesco, Gubbio e i lupi. Una ricostruzione della rivista della Basilica di San Francesco, per esempio, ricorda un episodio nel quale Francesco avrebbe attraversato la zona di notte nonostante alcuni contadini lo avessero avvertito della presenza di lupi.
Gli studiosi continuano quindi a interrogarsi sulle possibili origini della storia.
E se il “lupo” non fosse stato un lupo?
È una delle ipotesi più affascinanti.
Nel corso del tempo qualcuno ha interpretato il lupo come il simbolo di un brigante, un fuorilegge o un personaggio violento che terrorizzava gli abitanti della zona.
In questa interpretazione Francesco non avrebbe ammansito letteralmente un animale, ma sarebbe riuscito a riconciliare con la comunità una persona considerata pericolosa.
È una possibilità suggestiva, ma non è stata dimostrata.
Altre interpretazioni considerano invece il racconto prevalentemente simbolico.
La risposta corretta alla domanda “chi era veramente il lupo?” rimane quindi molto semplice:
non lo sappiamo.
Ed è meglio lasciare aperto il mistero piuttosto che trasformare un’ipotesi in un fatto.
Curiosità: a Gubbio esiste davvero la “tomba del lupo”?
Qui la storia diventa ancora più intrigante.
Nella cripta della Chiesa di San Francesco della Pace viene conservata una pietra che, secondo la tradizione locale, avrebbe coperto proprio la tomba del famoso lupo.
La chiesa riferisce che nel 1873, nei pressi dell’edificio, venne trovata una sepoltura contenente lo scheletro di un animale. Il veterinario Giovanni Spinaci lo identificò come appartenente a un lupo.
Quindi abbiamo trovato il lupo di San Francesco?
Non possiamo dirlo.
Trovare i resti di un lupo non permette da solo di dimostrare che quell’animale fosse il protagonista del racconto medievale.
È però una curiosità notevole, soprattutto perché dimostra quanto la memoria del lupo sia profondamente legata alla città.
E si può visitare il luogo dell’incontro?
Secondo la tradizione, sì.
A Gubbio esistono ancora luoghi collegati al racconto e la città continua a considerare Francesco e il lupo una parte importante della propria identità culturale.
Nel 2025 il Comune ha persino dedicato una grande mostra all’episodio, definendolo uno dei racconti più celebri e simbolici della vita del santo e sottolineandone il messaggio di riconciliazione.
A più di settecento anni di distanza, quindi, il lupo continua a vivere nella memoria della città.
Perché Francesco non combatte il lupo?
Ed eccoci alla parte forse più importante.
Francesco avrebbe potuto presentarsi come l’eroe che sconfigge il mostro.
Invece il racconto fa qualcosa di molto più originale.
Francesco riconosce che il lupo ha fatto del male. Non dice che il suo comportamento sia accettabile.
Ma cerca anche di comprenderne la causa.
Il lupo ha fame.
Per ottenere la pace, quindi, devono cambiare entrambe le parti: il lupo deve smettere di attaccare, mentre gli abitanti devono impegnarsi a nutrirlo.
Non c’è soltanto un vincitore e un perdente.
C’è un accordo.
Ed è probabilmente una delle ragioni per cui questa storia viene raccontata ancora oggi.
Che cosa può insegnare il lupo di Gubbio ai bambini?
Proviamo a portare la storia fuori dal Medioevo.
Immaginiamo un litigio a scuola.
Due bambini discutono. Ognuno considera l’altro responsabile e nessuno vuole ascoltare le sue ragioni.
La soluzione più semplice sarebbe stabilire immediatamente chi ha torto.
Francesco, nel racconto, fa prima un’altra cosa: cerca di capire perché esiste il conflitto.
Questo non significa giustificare chi fa del male. Il lupo deve infatti cambiare comportamento.
Significa però capire che per risolvere davvero alcuni problemi non basta fermare lo scontro: bisogna anche cercarne la causa.
Il Comune di Gubbio sintetizza proprio così la forza simbolica della leggenda: una trasformazione dalla paura alla fiducia e dalla violenza alla pace.
Un piccolo esperimento da fare in classe
Dopo aver raccontato la storia, l’insegnante può scrivere alla lavagna tre parole:
PAURA — INCONTRO — PACE
Sotto “paura”, i bambini possono scrivere ciò che provavano gli abitanti di Gubbio.
Sotto “incontro”, possono indicare quello che fa Francesco: ascolta, si avvicina, parla, cerca una soluzione.
Sotto “pace”, possono invece scrivere che cosa cambia dopo l’accordo.
Poi arriva la domanda più interessante:
Che cosa sarebbe successo se Francesco avesse cercato soltanto di sconfiggere il lupo?
Non serve trovare una risposta uguale per tutti.
Lo scopo è capire che affrontare un conflitto e vincere un conflitto non sono necessariamente la stessa cosa.
Quindi: storia vera o leggenda?
Se un bambino ce lo chiedesse, potremmo rispondere così:
Francesco è realmente esistito. Il suo legame con Gubbio è storico. Il famoso incontro con il lupo, invece, ci è stato tramandato da testi francescani successivi e non possiamo dimostrare che sia avvenuto esattamente come viene raccontato.
Per questo è più corretto parlare della tradizione o leggenda del lupo di Gubbio.
Ma una leggenda non è necessariamente una storia inutile.
Questa, in particolare, ha attraversato i secoli perché racconta qualcosa che possiamo capire ancora oggi: un nemico può fare paura, ma prima di decidere come affrontarlo può valere la pena provare a comprenderlo.
E forse il dettaglio più importante della storia è proprio il più piccolo.
Francesco non lo chiama “mostro”.
Lo chiama fratello.
Domande frequenti
Per capire meglio
Chi era San Francesco d’Assisi?
San Francesco d’Assisi fu un religioso italiano vissuto tra il XII e il XIII secolo e fondatore dell’Ordine dei Frati Minori.
Perché San Francesco è legato alla pace?
La sua testimonianza cristiana è tradizionalmente associata alla fraternità, alla riconciliazione, alla semplicità e all’incontro con gli altri.
Come si può raccontare San Francesco ai bambini?
Si può partire dagli episodi della sua vita, dal rapporto con il creato e da racconti come quello del lupo di Gubbio, collegandoli ad attività adatte all’età.
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