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Riflessioni

San Francesco e gli animali: perché è considerato il santo della natura?

Quando pensiamo a San Francesco d’Assisi, una delle immagini che vengono subito in mente è quella di un uomo circondato dagli animali. Uccelli, lupi e altre creature compaiono spesso nei racconti francescani e nelle rappresentazioni dedicate al santo. Ma il legame tra Francesco e la natura è molto più profondo di quanto possa sembrare. Per […]

San Francesco e gli animali: perché è considerato il santo della natura?

Quando pensiamo a San Francesco d’Assisi, una delle immagini che vengono subito in mente è quella di un uomo circondato dagli animali. Uccelli, lupi e altre creature compaiono spesso nei racconti francescani e nelle rappresentazioni dedicate al santo. Ma il legame tra Francesco e la natura è molto più profondo di quanto possa sembrare. Per lui gli animali non erano semplicemente creature da proteggere: facevano parte di un mondo nel quale ogni elemento aveva un valore e poteva diventare occasione per riconoscere la bellezza della creazione.

È anche per questa ragione che, a distanza di circa otto secoli dalla sua vita, San Francesco continua a essere associato alla tutela dell’ambiente. Nel 1979 papa Giovanni Paolo II lo proclamò ufficialmente patrono dei cultori dell’ecologia, ricordando proprio il suo particolare rapporto con la natura e con tutte le creature. (vatican.va)

Per comprendere davvero perché San Francesco sia diventato il simbolo di questo rapporto tra uomo, animali e ambiente, però, bisogna tornare al suo modo di osservare il mondo.

Per San Francesco la natura era una grande famiglia

Francesco d’Assisi visse tra il XII e il XIII secolo, in un’epoca molto diversa dalla nostra. Non esistevano parole come “ambientalismo”, “biodiversità” o “sostenibilità” nel significato che attribuiamo loro oggi. Sarebbe quindi sbagliato immaginare Francesco come un ecologista moderno.

Eppure nel suo pensiero troviamo qualcosa di sorprendentemente attuale.

Francesco guardava alla natura come a una grande comunità della quale anche l’essere umano faceva parte. Il sole poteva diventare “frate Sole”, la luna “sora Luna”, l’acqua “sor’Acqua” e la terra addirittura “sora nostra matre Terra”. Non erano soltanto espressioni poetiche: raccontavano un modo particolare di considerare il rapporto tra l’uomo e ciò che lo circonda.

Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’, ha ripreso proprio questa caratteristica del santo di Assisi, ricordando come Francesco arrivasse a chiamare fratello o sorella anche le creature più piccole. La natura, quindi, non veniva considerata qualcosa di separato dall’uomo o semplicemente una risorsa da utilizzare, ma parte di una realtà comune da rispettare e custodire. (vatican.va)

È questa probabilmente una delle idee più semplici da spiegare anche ai bambini: secondo San Francesco, l’uomo non è il padrone assoluto della natura. Ne fa parte.

San Francesco parlava davvero con gli animali?

È una delle domande che i bambini fanno più spesso quando incontrano per la prima volta la figura di San Francesco.

Le antiche biografie e la tradizione francescana raccontano numerosi episodi nei quali Francesco entra in rapporto con gli animali. Questi racconti hanno contribuito enormemente all’immagine del santo che conosciamo oggi. Bisogna però distinguere tra ciò che possiamo ricostruire storicamente della sua vita e i racconti tramandati dalla tradizione religiosa.

Il loro significato, in ogni caso, è molto chiaro: gli animali vengono utilizzati per raccontare un uomo capace di guardare alle altre creature senza considerarle inferiori o prive di valore.

Uno degli episodi più conosciuti è la predica agli uccelli. Francesco incontra numerosi uccelli e si rivolge a loro invitandoli a lodare Dio per ciò che hanno ricevuto: le ali, le piume, la libertà di volare e tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere. È un’immagine semplice, ma contiene un messaggio importante. Anche ciò che normalmente l’uomo considera piccolo o insignificante merita attenzione.

Questa sensibilità verso le creature è ricordata ancora oggi dalla tradizione francescana ed è stata ripresa anche dalla Laudato si’, che presenta Francesco come un uomo capace di coinvolgere nella propria lode persino gli animali e i fiori. (vatican.va)

Il lupo di Gubbio: l’animale più famoso della storia di San Francesco

Tra tutti gli animali legati a San Francesco, nessuno è probabilmente famoso quanto il lupo di Gubbio.

Secondo la tradizione, un lupo terrorizzava gli abitanti della città umbra e attaccava uomini e animali. Francesco decise di incontrarlo. Invece di affrontarlo con la violenza, gli parlò e riuscì a riportare la pace tra l’animale e gli abitanti. Il lupo avrebbe smesso di aggredire le persone e, in cambio, gli abitanti avrebbero provveduto a nutrirlo.

Che il racconto venga letto dal punto di vista religioso, simbolico o educativo, il suo significato rimane potente: davanti a un conflitto, Francesco cerca una soluzione diversa dalla semplice eliminazione dell’avversario.

Il lupo, inizialmente considerato soltanto una minaccia, diventa parte della comunità. La paura viene sostituita dalla possibilità della convivenza.

Per i bambini questa storia può diventare anche un modo per parlare di conflitti, paura, ascolto e pace. Abbiamo raccontato più approfonditamente questo episodio nell’articolo “San Francesco e il lupo di Gubbio: storia e significato per bambini”.

“Our Seraphic Father Saint Francis” by Lawrence OP is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

Non soltanto lupi e uccelli: Francesco guardava a tutto il creato

Limitare il rapporto di San Francesco con la natura agli animali sarebbe però riduttivo.

Nella sua visione entrano il sole, la luna, le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco e la terra. È soprattutto nel Cantico delle creature, composto negli ultimi anni della sua vita e datato generalmente al 1225, che questa idea emerge con straordinaria chiarezza. (Treccani)

Francesco osserva gli elementi naturali e li chiama fratelli e sorelle. L’acqua è preziosa, il fuoco illumina la notte, la terra sostiene la vita e produce frutti, fiori ed erba. L’essere umano appare così all’interno di un mondo più grande, nel quale ogni elemento ha una funzione e un valore.

Il Cantico delle creature, conosciuto anche come Cantico di frate Sole, è inoltre un’opera di enorme importanza culturale. Scritto in volgare umbro, appartiene alle origini della letteratura italiana e continua a essere studiato a scuola non soltanto per il suo significato religioso, ma anche per il suo valore linguistico e letterario. (Treccani)

Approfondiremo questo aspetto nel nostro articolo dedicato al Cantico delle creature spiegato ai bambini, per comprenderne le parole e il significato attraverso un linguaggio semplice.

Perché San Francesco è il patrono dell’ecologia?

Il rapporto tra San Francesco e la natura non è rimasto soltanto nella tradizione popolare.

Il 29 novembre 1979 papa Giovanni Paolo II proclamò ufficialmente San Francesco d’Assisi patrono dei cultori dell’ecologia. Nel documento Inter Sanctos, il pontefice ricordava proprio la capacità di Francesco di riconoscere nella natura un dono e richiamava il Cantico delle creature, nel quale il santo celebra il sole, la luna, le stelle e gli altri elementi del creato. (vatican.va)

Qualche anno più tardi Giovanni Paolo II tornò sull’argomento spiegando che l’esempio francescano poteva insegnare il rispetto dell’integrità del creato e ricordare agli uomini la responsabilità di custodirlo. (vatican.va)

Questo legame è diventato ancora più evidente nel 2015, quando papa Francesco scelse proprio le prime parole del Cantico delle creature come titolo della sua enciclica dedicata alla cura della “casa comune”: Laudato si’. Nel documento San Francesco viene presentato come un modello nel quale attenzione alla natura, attenzione verso i più fragili, impegno per la società e pace sono profondamente collegati. (vatican.va)

Non è quindi un caso che oggi il suo nome venga ricordato quando si parla di ambiente.

Cosa può insegnare San Francesco ai bambini di oggi?

Per un bambino del XXI secolo il mondo è molto diverso da quello conosciuto da Francesco ottocento anni fa. Ci sono automobili, aeroplani, grandi città, industrie e miliardi di persone che utilizzano ogni giorno enormi quantità di energia e risorse naturali. Sono cambiate le tecnologie e sono cambiati i problemi ambientali, ma alcune domande sono rimaste sorprendentemente simili.

Che rapporto dobbiamo avere con ciò che ci circonda? Possiamo utilizzare tutto ciò che troviamo in natura senza preoccuparci delle conseguenze? Gli animali meritano rispetto? E che responsabilità abbiamo verso il mondo che lasceremo alle generazioni future?

Il messaggio francescano può essere tradotto in comportamenti molto concreti e comprensibili anche ai più piccoli: non sprecare l’acqua, non abbandonare rifiuti nell’ambiente, rispettare gli animali, avere cura delle piante, evitare gli sprechi e imparare a osservare ciò che ci circonda.

Ma sarebbe riduttivo trasformare San Francesco semplicemente in un elenco di buone pratiche ecologiche. Il messaggio più interessante viene prima: imparare a riconoscere che ciò che ci circonda possiede un valore e che le nostre azioni hanno conseguenze sugli altri esseri viventi.

È un’idea che la Laudato si’ riassume attraverso il concetto secondo cui tutto è in relazione: la tutela dell’ambiente, il rispetto delle persone e la giustizia non sono problemi completamente separati. (vatican.va)

Una piccola attività da fare a scuola o a casa

Dopo aver raccontato la storia di San Francesco, si può chiedere ai bambini di osservare per qualche minuto ciò che hanno intorno: un albero, un animale, il cielo, l’acqua, una pianta oppure semplicemente la luce del sole.

Ogni bambino può scegliere un elemento della natura e provare a rispondere a tre domande: perché è importante? Che cosa ci offre? Che cosa possiamo fare per rispettarlo?

Da queste risposte può nascere un piccolo “Cantico della classe”, nel quale ogni bambino dedica una frase a qualcosa presente in natura. È un modo semplice per comprendere il messaggio francescano non soltanto attraverso la lettura, ma attraverso l’osservazione e la partecipazione.

San Francesco, gli animali e una lezione che attraversa otto secoli

L’immagine di San Francesco circondato dagli animali è quindi soltanto il punto di partenza di una storia molto più grande.

Dietro gli uccelli, il celebre lupo di Gubbio e le numerose storie tramandate nei secoli troviamo un’idea precisa: l’essere umano vive all’interno del creato e deve imparare a rispettarlo. Francesco esprimeva questa convinzione attraverso il linguaggio religioso del suo tempo, chiamando fratelli e sorelle gli elementi della natura.

È un messaggio nato più di ottocento anni fa ma che continua a parlare al presente. Nel 1979 San Francesco è stato proclamato patrono dei cultori dell’ecologia; nel 2015 il suo Cantico ha ispirato il titolo della Laudato si’; ancora oggi la sua figura viene utilizzata per spiegare ai bambini il rispetto degli animali e la cura dell’ambiente. (vatican.va)

Forse è proprio questa la ragione per cui San Francesco viene ricordato come il santo della natura: non perché abbia parlato di ecologia nel significato moderno del termine, ma perché ha insegnato a guardare il mondo non come qualcosa che semplicemente ci appartiene, ma come qualcosa di cui anche noi facciamo parte.

Domande frequenti

Per capire meglio

Chi era San Francesco d’Assisi?

San Francesco d’Assisi fu un religioso italiano vissuto tra il XII e il XIII secolo e fondatore dell’Ordine dei Frati Minori.

Perché San Francesco è legato alla pace?

La sua testimonianza cristiana è tradizionalmente associata alla fraternità, alla riconciliazione, alla semplicità e all’incontro con gli altri.

Come si può raccontare San Francesco ai bambini?

Si può partire dagli episodi della sua vita, dal rapporto con il creato e da racconti come quello del lupo di Gubbio, collegandoli ad attività adatte all’età.

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